San Sebastiano da Po.
(a.lep.) « Accendiamo la miccia della
prospettiva educativa », per
questo e per riflettere sulla
complessità del ruolo dell’educatore
don Luigi Ciotti si è
recato, giovedì 28 maggio, a
Cascina Caccia. Nel salone
in cui: « fu ideato e decretato
l’omicidio del procuratore
Bruno Caccia –ha detto il
prelato–, parliamo di vita e di
esperienze all’interno di un
rapporto, quello fra genitori e
figli, che è difficile e che si fa
sempre più complicato ».
Il fondatore del Gruppo
Abele afferma di essere presente
non per dare giudizi ma
per portare dei fatti e per riflettere. A suo avviso sono sei
le qualità essenziali dell’educatore:
comprensione, capacità
di comunicare, saper dare
affettività e protezione, saper
far crescere la corresponsabilità
nel bambino, esercitare
un sobrio ma vigile controllo
e aver ben presente che ci si
educa insieme.
Cita quindi
l’esempio di don Milani (che
capì che solo rivolgendosi ai
bambini con parole semplici
si poteva trasmettere la parola
e l’insegnamento di Dio)
e di Papa Giovanni Paolo II. Questi, in tempi non sospetti,
parlò dell’importanza del senso
della legalità per lo sviluppo
della morale individuale e
collettiva e individuò nei maestri
i promotori della formazione
al rispetto delle leggi.
La
parola è poi passata al folto
pubblico presente con intense
testimonianze di vita educativa
da cui è emerso come la
premessa fondamentale per
ricevere sia soprattutto quello
di donare.
Prossimo appuntamento giovedì 4 giugno alle 21 con la conferenza dell’assistente sociale Francesca Butrico.
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