Cavagnolo. In Italia
ci sono 75 mila ettari di
territorio ancora contaminati
dall’amianto. Un killer
silenzioso che continua
a uccidere. Solo dal 1993,
ossia all’indomani della
legge 257 del 1992 che
ne vietava l’uso, al 2004
l’esposizione all’amianto
ha causato oltre 9
mila casi di mesotelioma
pleurico, ossia il tumore
causato dall’esposizione
all’amianto.
Sette casi su
dieci riguardano lavoratori
che sono stati esposti. Partendo da queste cifre
impressionanti, contenute
nel rapporto di Legambiente
“Liberi dall’amianto”. Secondo i dati forniti
da Legambiente, sono
almeno 2 mila all’anno le
morti causate dall’esposizione
all’amianto nel
nostro Paese: circa 900
per mesotelioma pleurico,
altrettanti per il tumore
ai polmoni, il resto per il
tumore alla laringe e alle
ovaie.
« Nonostante l’urgenza
sanitaria – spiega Stefano
Ciafani, responsabile
scientifico di Legambiente
– le bonifiche vanno a rilento, grazie anche all’inefficiente
gestione da parte
del Ministero dell’ambiente
delle conferenze dei servizi
per la valutazione e
autorizzazione dei piani e
dei progetti per la bonifica. Bisogna spostare la gestione
dell’iter in ambito
locale, presso le Regioni o
i Comuni, assicurando al
Ministero e agli enti tecnici
nazionali il compito
di supportare, verificare e
indirizzare il procedimento,
garantendo ai cittadini
trasparenza e disponibilità
delle informazioni sullo
stato di avanzamento del risanamento ambientale ».
Di questo e altro si
è parlato a Torino, il 6, il
7 e l’8 novembre nel corso
della seconda conferenza
nazionale sull’amianto
dal significativo titolo
“Amianto e giustizia”
organizzata, fra gli altri
da Aiea Contramianto,
Medicina democratica e
da associazioni delle vittime,
comitati per la difesa
della salute nei luoghi di
lavoro, sindacati, associazioni
ambientaliste e
patrocinata dalle Regioni
Piemonte e Puglia e dalle
Province di Taranto e di Torino. La Provincia di
Torino nell’aprile scorso
si è costituita parte civile
nel processo contro la ditta
Eternit, che aveva uno
stabilimento a Cavagnolo. Proprio a partire dai problemi
di salute degli operai
di quello stabilimento
si è originata l’inchiesta
della procura torinese e al
processo che comincerà al
tribunale di Torino il prossimo
10 dicembre.
« Abbiamo dato molto
volentieri il patrocinio
e un contributo per la
Conferenza sull’amianto – spiega il presidente della Provincia di Torino Antonio
Saitta – riteniamo che
sia un dovere per le amministrazioni
pubbliche essere
al fianco delle persone
che hanno patito e continuano
a patire le conseguenze
drammatiche di
una lavorazione pericolosissima,
portata avanti per
anni senza informare gli
operai e gli abitanti delle
persone interessate delle
conseguenze cui andavano
incontro ».
La Provincia di Torino,
su questo problema ha un
ruolo molto importante:
« le nostre competenze nel
campo delle bonifiche,
delle autorizzazioni e della
prevenzione – spiega l’assessore
provinciale all’Ambiente,
Roberto Ronco – ci
coinvolgono giorno per
giorno nella lotta per salvaguardare
la salute pubblica
dalle conseguenze
di lavorazioni pericolose
come quelle dell’amianto:
una battaglia quotidiana
per coniugare le esigenze
dell’ambiente, della salute
e della vita economica delle
aziende ».
Cavagnolo. (r.c.) I magistrati del Tribunale di
Torino hanno fermato le esequie di Luigina Sesia,
79 anni, ex dipendente della Saca di Cavagnolo.
I funerali sono
così stati celebrati quattro
giorni dopo, il 3 novembre scorso, presso il Duomo
di Chivasso. La donna ha lasciato la figlia Cristina
Borla, la nipote Federica, il fratello Sergio e la sorella
Vincenzina: la salma è stata quindi tumulata nel
cimitero di Cavagnolo.
Le condizioni della vittima sono cominciate a paggiorare nello scorso settembre, quando la donna ha visto peggiorare in maniera repentina il suo quadro clinico. Dopo l’ingresso in ospedale, avvenuto due giorni prima del decesso, la donna non ha avuto più scampo, spirando nella notte di mercoledì 28 novembre.
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