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Organizzata da Medicina Democratica, asociazioni delle vittime e comitati per la difesa della salute nei luoghi di lavoro

A Torino la conferenza nazionale “Amianto e giustizia”

Il 10 dicembre inizia il processo ai dirigenti dell’Eternit, multinazionale che aveva uno stabilimento a Cavagnolo

di Giovanni Ruotolo
[ tetto in amianto ]

Cavagnolo.    In Italia ci sono 75 mila ettari di territorio ancora contaminati dall’amianto.   Un killer silenzioso che continua a uccidere.    Solo dal 1993, ossia all’indomani della legge 257 del 1992 che ne vietava l’uso, al 2004 l’esposizione all’amianto ha causato oltre 9 mila casi di mesotelioma pleurico, ossia il tumore causato dall’esposizione all’amianto.

    Sette casi su dieci riguardano lavoratori che sono stati esposti.    Partendo da queste cifre impressionanti, contenute nel rapporto di Legambiente “Liberi dall’amianto”.    Secondo i dati forniti da Legambiente, sono almeno 2 mila all’anno le morti causate dall’esposizione all’amianto nel nostro Paese: circa 900 per mesotelioma pleurico, altrettanti per il tumore ai polmoni, il resto per il tumore alla laringe e alle ovaie.

    « Nonostante l’urgenza sanitaria – spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – le bonifiche vanno a rilento, grazie anche all’inefficiente gestione da parte del Ministero dell’ambiente delle conferenze dei servizi per la valutazione e autorizzazione dei piani e dei progetti per la bonifica.    Bisogna spostare la gestione dell’iter in ambito locale, presso le Regioni o i Comuni, assicurando al Ministero e agli enti tecnici nazionali il compito di supportare, verificare e indirizzare il procedimento, garantendo ai cittadini trasparenza e disponibilità delle informazioni sullo stato di avanzamento del risanamento ambientale ».

    Di questo e altro si è parlato a Torino, il 6, il 7 e l’8 novembre nel corso della seconda conferenza nazionale sull’amianto dal significativo titolo “Amianto e giustizia” organizzata, fra gli altri da Aiea Contramianto, Medicina democratica e da associazioni delle vittime, comitati per la difesa della salute nei luoghi di lavoro, sindacati, associazioni ambientaliste e patrocinata dalle Regioni Piemonte e Puglia e dalle Province di Taranto e di Torino.    La Provincia di Torino nell’aprile scorso si è costituita parte civile nel processo contro la ditta Eternit, che aveva uno stabilimento a Cavagnolo.    Proprio a partire dai problemi di salute degli operai di quello stabilimento si è originata l’inchiesta della procura torinese e al processo che comincerà al tribunale di Torino il prossimo 10 dicembre.

    « Abbiamo dato molto volentieri il patrocinio e un contributo per la Conferenza sull’amianto – spiega il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta – riteniamo che sia un dovere per le amministrazioni pubbliche essere al fianco delle persone che hanno patito e continuano a patire le conseguenze drammatiche di una lavorazione pericolosissima, portata avanti per anni senza informare gli operai e gli abitanti delle persone interessate delle conseguenze cui andavano incontro ».

    La Provincia di Torino, su questo problema ha un ruolo molto importante: « le nostre competenze nel campo delle bonifiche, delle autorizzazioni e della prevenzione – spiega l’assessore provinciale all’Ambiente, Roberto Ronco – ci coinvolgono giorno per giorno nella lotta per salvaguardare la salute pubblica dalle conseguenze di lavorazioni pericolose come quelle dell’amianto: una battaglia quotidiana per coniugare le esigenze dell’ambiente, della salute e della vita economica delle aziende ».
 

La Procura ferma i funerali di una donna

[ Luigina Sesia ] Cavagnolo. (r.c.)     I magistrati del Tribunale di Torino hanno fermato le esequie di Luigina Sesia, 79 anni, ex dipendente della Saca di Cavagnolo.

    Il motivo?    Si teme che la donna abbia perso la vita a causa di mesotelioma pleurico, il cancro ai polmoni tipico di chi per anni ha respirato le fibre d’amianto.     Secondo la Procura, la donna potrebbe essersi ammalata lavorando alla produzione di lastre di eternit tra il 1946 e il 1960, anni nei quali Luigina ha lavorato negli stabilimenti dalla Saca.    I funerali dall’anziana donna, previsti per il 29 ottobre scorso, sono così stati fermati per disposizione del Tribunale di Torino.    Inoltre, la donna era già stata riconosciuta invalida per asbetosi.

    I funerali sono così stati celebrati quattro giorni dopo, il 3 novembre scorso, presso il Duomo di Chivasso.    La donna ha lasciato la figlia Cristina Borla, la nipote Federica, il fratello Sergio e la sorella Vincenzina: la salma è stata quindi tumulata nel cimitero di Cavagnolo.

    Le condizioni della vittima sono cominciate a paggiorare nello scorso settembre, quando la donna ha visto peggiorare in maniera repentina il suo quadro clinico.    Dopo l’ingresso in ospedale, avvenuto due giorni prima del decesso, la donna non ha avuto più scampo, spirando nella notte di mercoledì 28 novembre.

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