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Giovedì 10 al palazzo di giustizia di Torino.  Le vittime cavagnolesi sono 109

Comincia il processo Eternit

A Casale Monferrato un’ assemblea dell’associazione dei familiari

di Gianni Caruso

Cavagnolo.    Giovedì 10 dicembre sarà una giornata storica per Cavagnolo e tutte le vittime dell’amianto.    Al Palazzo di Giustizia di Torino prenderà infatti il via il maxiprocesso Eternit.

    In vista dell’appuntamento, martedì 1° dicembre, alle 18, è stata convocata, al salone Tartara di Casale Monferrato un’assemblea dell’associazione dei familiari delle vittime dell’amianto, al termine della quale si terrà una fiaccolata fino agli ex stabilimenti Eternit.    Lì si formerà una catena di solidarietà e verrà deposto un fiore in ricordo e in omaggio a tutti coloro che hanno perso la vita a causa dell’amianto.

    Dopo il rinvio a giudizio nei confronti del marchesese belga Jean Marie Luis Ghislain De Cartier De Marchienne e di Stephan Ernest Schmidheiny, il finanziere svizzero che rilevò la proprietà del gruppo negli anni Settanta, si avvicina dunque a grandi passi la data del 10 dicembre.    I familiari delle vittime sottolineano sempre con grande vigore di non cercare “vendetta”, ma finalmente giustizia.

    Il finanziere svizzero Ernest Stephan Schmidheiny ha proposto ai familiari delle vittime un risarcimento di 60 mila euro per quanti hanno lavorato nello stabilimento Saca dal 1973 al 1987 (data dello scioglimento della società) e 30 mila euro a coloro che hanno contratto il cancro per causa indiretta.    Ad una condizione: se si accetta il risarcimento si rinuncia alla costituzione di parte civile.

    Per l’imprenditore, che al momento vive in una sontuosa villa che sorge in un atollo corallino nell’Oceano Pacifico, tanto vale la vita di un uomo.    Una proposta che ha suscitato l’indignazione generale, a partire dal sindaco di Cavagnolo Franco Sampò che, tra l’altro, a causa della Saca, attiva a Cavagnolo dal 1947 al 1982, ha perso il padre, dipendente per trent’anni dello stabilimento, oltre alla madre, che aveva inalò le pericolosissime fibre di amianto canadese tutte le volte che lavava le tute del marito, ed un fratello, che in quella maledetta fabbrica lavorò per appena tre mesi, ancora studente, per guadagnare qualcosa durante il periodo estivo.

    « Ricordo mio padre – ha detto con commozione il sindaco Sampò – quando tornava a casa dal lavoro: sembrava un fantasma, tanto il corpo era ricoperto di amianto.    Il Comune si è costituito parte civile e sono stato tra coloro che per primi consegnarono gli esposti al pm Guariniello ».    Il bilancio per Cavagnolo è gravissimo: 109 persone decedute per causa diretta e indiretta e oltre 50 ammalati.    Un’autentica ecatombe, per un Comune che conta una popolazione di circa duemila abitanti.

    ll processo Eternit si avvierà dunque nei prossimi giorni, ma delle nubi si addensano: i familiari temono la prospettata legge sulla prescrizione breve.   In sostanza, se il processo potrà durare un massimo di sei anni (assegnando un biennio per ogni grado di giudizio), il timore è che questa importante inchiesta non possa raggiungere l’obiettivo della sentenza, a causa delle nuove disposizioni sulla giustizia, che stanno mettendo in subbuglio il mondo politico nazionale.    Una buona notizia è invece arrivata dal tribunale di Torino, che per il processo Eternit ha ordinato la citazione della Presidenza del Consiglio dei ministri, nella persona del presidente protempore.    Questo perché, secondo l’avvocato dei malati e delle associazioni delle vittime Ezio Bonanni, lo Stato « deve essere chiamato a rispondere civilmente dei danni ».

    E’ infatti passata la tesi secondo la quale se ci fossero stati dei controlli il disastro non si sarebbe mai verificato.    L’Associazione dei familiari delle vittime ha intanti realizzato delle bandiere tricolori con la scritta: “Eternit: giustizia!”, invitando i cittadini di Casale Monferrato e Cavagnolo ad appenderle alla finestra.

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