Cavagnolo.
Sono
partiti in cinquanta, da
Cavagnolo, per essere
presenti alla prima udienza
dello storico processo
Eternit celebrata a Torino
lo scorso 10 dicembre. Sul banco degli imputati
ci sono il barone
belga Louis de Cartier
de Marchienne e il magnate
svizzero Stephan
Schmidheiny, accusati di
omissione dolosa di cautele
antinfortunistiche
e disastro doloso. Oltre
che Casale Monferrato,
Bagnoli, in provincia di
Napoli, Rubiera, in provincia
di Reggio Emilia
anche Cavagnolo ha pagato
un prezzo durissimo
in termini di vite e
di sofferenze all’industria
dell’amianto.
Le storie sono quelle di
vite spezzate dalla malattia,
come quelle di Giovanna
Zanellato, 54 anni,
che ricorda sua madre
Bruna mentre aspetta di
essere chiamata per la costituzione
di parte civile
nel processo: « Mia mamma
– racconta – aveva lavorato
solo sei mesi in
quella fabbrica, poi aveva
deciso di licenziarsi:
aveva capito tutto ». Molti
anni dopo il male covato
a lungo, senza dare sintomi,
esplode: « un giorno
ha cominciato a respirare
con un gorgoglio, non
era mai successo prima. Dopo gli esami medici le
hanno diagnosticato un
mesotelioma e un anno e
tre mesi dopo è mancata,
all’età di 68 anni. È stato
un calvario ».
Giuseppe Burello, 75 anni, ha lavorato per 18
anni nello stabilimento di
Cavagnolo che produceva
lamiere, tubi e canne
fumarie. « Ho fatto molte
visite – spiega – e per
ora sembra che vada tutto
bene, ma certamente
quando mi viene un raffreddore
o una bronchite,
allora un po’ di paura ce
l’ho ».
Una donna, che non vuole essere citata racconta: « Ho perso mio marito che ha lavorato alla Eternit per 16 anni, mi hanno detto che è stato per l’asbestosi ». Altre voci si aggiungono nel clima irreale dell’aula magna del palazzo di giustizia dove si stanno svolgendo le formalità preliminari del processo: « nostro padre – raccontano due fratelli cavagnolesi – lavorava l’amianto e ci raccontava che quando scaricavano i sacchi per fare le miscele non ci si vedeva l’uno con l’altro. Quando è mancato, nel dicembre del 2008, è stato accertato che soffriva di mesotelioma ». Quando gli si chiede cosa si aspettano da questo processo, qualcuno risponde secco: « che i responsabili paghino »; qualcun altro invece spera « che si sappia la verità » oppure che « i responsabili siano costretti a mettere mano al portafoglio per fare la prevenzione rispetto ai casi che potrebbero esserci in futuro ».
visualizza
o scarica tutta la pagina del giornale in cui compare questo articolo (in PDF)