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Servono fondi per rifare il tetto

Un comitato per salvare l'abbazia di Santa Fede

Cavagnolo. (r.c.)     Appena si è diffusa la notizia della chiusura della lunga esperienza dei Padri Maristi a Santa Fede, molti cavagnolesi si sono chiesti che cosa è possibile fare per scongiurare la vendita della struttura e per rimettere a nuovo un bene architettonico di prim’ordine.

    Il problema più importante da affrontare è il rifacimento del tetto dell’abbazia, che da tempo attende questo intervento.    A breve si svolgerà un incontro tra i Padri Maristi e l’Amministrazione comunale.    Il capogruppo della minoranza, Mario Corsato, si è dato da fare per la costituzione di un Comitato di cittadini per salvare l’abbazia, del quale fanno parte anche l’ingegner Ravarino per l’aspetto della progettazione, Sara Inzerra e Laura Pollino.    Il rifacimento del tetto comporterà una spesa stimata in circa 45.000 €.    La Regione ne ha messi a disposizione 18.000 €, mentre 5.000 € sono stati stanziati dal Comune nel bilancio dello scorso anno.    Il Comitato si sta impegnando per istituire un conto corrente al quale i cittadini potranno donare fondi per salvare l’abbazia.    Gli ultimi importanti restauri a cui fu sottoposta risalgono al 1953, ad opera della Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici del Piemonte.

    Diamo uno sguardo alla storia di questo importante luogo.   Santa Fede faceva parte di quei luoghi in cui i pellegrini sostavano per riposarsi.    Molti venivano dalle Alpi occidentali e dalle regioni Renane e percorrevano la via Francigena per raggiungere Roma.    L’abbazia fu voluta dai monaci Benedettini di Saint Foy de Conques, diocesi di Rodez in Alvernia, una regione francese.    Venne eretta verso la metà del XII secolo, in prossimità del santuario dedicato a Santa Fede, una giovinetta francese martirizzata ad Agen (Francia), sotto Diocleziano, nel 303.    Le spoglie della Santa sono conservate nell’abbazia di Conques, ritenuta la casa madre di quello che fu un priorato benedettino nel medioevo.    L’espansione dei centri monastici cluniacensi nel Monferrato è riconosciuta dai maggiori studiosi di storia medioevale.    Le fonti storiche sono purtroppo molto esigue.    Un documento del 743 attesta la presenza di una chiesa dedicata a Santa Fede: doveva trattarsi di certo di una costruzione preesistente, caduta probabilmente in rovina, in quanto gli studiosi fanno risalire la chiesa attuale solo al 1100.

    Con l’eliminazione degli ordini religiosi a metà Ottocento il sito diventò proprietà dello Stato, e in seguito viene acquistato da privati: per un certo tempo venne usato come ricovero per animali o magazzino.    Il recupero del comprensorio si deve a don Frattini, sacerdote del Cottolengo.    Nel 1895 i Padri Maristi acquistarono l’abbazia e tutto il comprensorio e adibirono il monastero a casa d’accoglienza.    Ora il sito è di nuovo in vendita.

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