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L’eccidio dei nazifascisti a Casale Monferrato avvenne il 15 gennaio 1945

I montuesi alla commemorazione della “Banda Tom”

Alla cerimonia hanno partecipato i partigiani, gli Alpini e i consiglieri comunali

Monteu da Po. (r.m.)     Una delegazione di montuesi e laurianesi ha partecipato, nella mattinata di domenica 31 gennaio, alla commemorazione dell’eccidio della “Banda Tom” a Casale Monferrato, ad opera dei nazifascisti, avvenuto il 15 gennaio 1945, pochi mesi prima della Liberazione.    Tra i partecipanti, i partigiani montuesi Pierino Emanuel, detto “Pippo”, e Renato Capone, con il presidente del Gruppo Alpini di Monteu da Po-Lauriano, Walter Lana, l’alfiere Gabriele De Paoli ed i consiglieri comunali Laura Gastaldo di Monteu da Po e Renato Dutto di Lauriano.    “Pippo” non ha mai fatto mancare la sua presenza alla commemorazione, giunta quest’anno alla sua sessantacinquesima edizione.

    « Poco prima di essere trucidati a Casale, i componenti della “Banda Tom”, guidati da Antonio Olearo, furono ospitati dalla nostra brigata partigiana sulle colline di Tonengo d’Asti – spiega il partigiano montuese Pierino Emanuel –.    Collaborarono con noi, compiendo alcune azioni ai danni dei nazifascisti.    Poche settimane dopo vennero catturati.    Eravamo tutti giovani e determinati a lottare per un futuro di pace, libertà e democrazia.    Purtroppo, loro sono stati sfortunati e ci hanno lasciato la pelle.    Sono dei martiri da onorare.    Sino a quando avrò le forze, ogni mese di gennaio parteciperò alla loro commemorazione e sono contento che partecipino i giovani e gli amministratori comunali, perché il ricordo di questo sacrificio non tramonti mai ».

    Dopo il ritrovo a palazzo San Giorgio, il municipio di Casale Monferrato, si è svolto un corteo sino alla cattedrale di Sant’Evasio, dove è stata celebrata la messa di suffragio.    Poi la commemorazione al teatro, cui ha fatto seguito la deposizione delle corone alle lapidi dei Caduti, presso il luogo dell’eccidio, alla Cittadella.    La “Banda Tom” costituì a lungo una spina nel fianco dei nazifascisti, con efficaci e continue azioni, condotte tra Casalese ed Astigiano.    Era capeggiata da Antonio Olearo, medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

    Il 14 gennaio 1945, durante un rastrellamento, la banda e il suo comandante (ferito durante il salvataggio di un compagno dalle mani dei tedeschi) aveva trovato rifugio in una cascina di Casorzo, dove venne catturata.    Solo tre su tredici riuscirono a fuggire.    Incatenati, seminudi e scalzi, i prigionieri vennero obbligati a marciare nella neve sino a Casale.    Attraversata la città tra le percosse, vennero incarcerati ed interrogati con crudeltà.    Ad Olearo, “Tom”, venne anche negato l’abbraccio della madre, rinchiusa in una cella vicina.    Processati e condannati, all’alba del 15 gennaio 1945, i partigiani della “Banda Tom” vennero condotti alla cittadella militare, dove furono fucilati.

    Sul selciato del poligono di tiro, all’interno della Cittadella di Casale, i loro cadaveri rimasero due giorni insepolti nella neve, guardati a vista dai soldati per impedire ai parenti di ricomporli.    Sulle maestose mura della quattrocentesca Cittadella militare, piazzaforte a pianta quadrilatera dai possenti torrioni angolari, cinta da un profondo fossato, sorta lungo il Po sulla sede dell’antico Castello dei Paleologi, una lapide ricorda l’eccidio dei 13 partigiani della “Banda Tom”, passati per le armi nel gennaio 1945.    Un monumento ricorda la “Banda Tom” anche a Ottiglio, nel Monferrato, nello stesso luogo in cui sorge il monumento alla Banda “Lenti”.    Da ricordare che la nota band “Yo Yo Mundi” ha dedicato una canzone alla “Banda Tom” e ad altre storie partigiane.    « Per noi ormai è un appuntamento fisso, questo di Casale Monferrato – spiega il capogruppo degli Alpini, Walter Lana –.    E’ anche un modo per ricordare il contributo dato dalle penne nere al nostro Paese per la libertà e la democrazia ».

    L’orazione ufficiale è stata tenuta, presso il teatro casalese, dal presidente nazionale dell’NPI, Associazione nazionale partigiani d’Italia, Raimondo Ricci, ex deportato a Mauthausen.    Sin dal 1939, Ricci entrò in contatto con l’organizzazione comunista clandestina.    Svolse il servizio militare come ufficiale di complemento nella Marina e, dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, si diede alla macchia sulle alture di Imperia.    Nello stesso anno fu però arrestato e nel 1944 deportato a Mauthausen.    Riuscì a salvarsi e, rientrato in Italia, ha svolto per tanti anni l’attività di avvocato a Genova, dov’è stato per molti anni consigliere comunale.    Nel 1976 fu eletto deputato del PCI.

    Ha spiegato il presidente Ricci: « L’ANPI si è aperta ai giovani perché, per motivi anagrafici, sono loro a dover portare avanti il testimone, per ricordare a tutti il significato della lotta partigiana, senza retorica, ma con lo sguardo rivolto verso le future generazioni ».

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